CAMPOBASSO – Una tragedia improvvisa, consumata in pochi istanti, ha mobilitato una macchina dei soccorsi ampia e altamente specializzata. A Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, proseguono senza sosta le ricerche di Domenico Racanati, 53 anni, originario di Bisceglie, disperso dopo che la sua auto è precipitata nel fiume Trigno in seguito al cedimento di un ponte lungo la Strada statale Adriatica.

Un intervento complesso, che ha richiesto il coinvolgimento diretto anche delle squadre dei Vigili del fuoco della Calabria, giunte dai Comandi di Catanzaro e Cosenza su disposizione del Centro operativo nazionale del Corpo. Un segnale, ancora una volta, della capacità del sistema di protezione civile italiano di attivarsi rapidamente oltre i confini regionali, secondo una tradizione consolidata di cooperazione e professionalità.

Le operazioni sono iniziate nelle prime ore del mattino, con l’impiego del Modulo di contrasto al rischio acquatico base, una dotazione tecnica specifica per interventi in ambienti fluviali complessi. I vigili del fuoco calabresi stanno perlustrando il tratto di fiume interessato utilizzando gommoni, in condizioni rese difficili dalla corrente e dalla scarsa visibilità.

Parallelamente, alla foce del Trigno, sono entrati in azione i nuclei sommozzatori, impegnati in operazioni di scandaglio dei fondali. Qui, la torbidità delle acque rappresenta una criticità rilevante: i soccorritori devono operare con strumenti avanzati, capaci di restituire immagini e segnali anche in assenza di visibilità diretta.

A completare il dispositivo, il Nucleo Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, che con l’ausilio dei droni sta monitorando dall’alto le aree più impervie e difficilmente raggiungibili. Un approccio integrato, che unisce tradizione operativa e innovazione tecnologica, ormai imprescindibile in scenari di questo tipo.

L’episodio che ha dato origine all’emergenza riporta inevitabilmente l’attenzione su un tema sensibile: la sicurezza delle infrastrutture. Il cedimento del ponte sulla Statale Adriatica, arteria strategica per i collegamenti lungo la costa, apre interrogativi che andranno approfonditi nelle sedi competenti.

Se da un lato l’urgenza è tutta concentrata sulle operazioni di ricerca e sul destino dell’uomo disperso, dall’altro emerge con forza la necessità di verifiche puntuali sullo stato delle opere viarie. Un tema che, negli ultimi anni, ha assunto un rilievo crescente nel dibattito pubblico, tra manutenzioni spesso rinviate e controlli da rafforzare.

L’intervento delle squadre calabresi evidenzia il funzionamento di una rete organizzativa che, pur nella complessità del territorio italiano, riesce a garantire tempestività ed efficacia. Il Centro operativo nazionale dei Vigili del fuoco ha attivato rapidamente le risorse necessarie, integrando competenze diverse in un unico dispositivo.

Sul campo operano contemporaneamente unità fluviali, sommozzatori, piloti di droni e squadre di terra impegnate nella perlustrazione delle sponde. Un lavoro corale, che richiede coordinamento costante e capacità di adattamento alle condizioni ambientali in continua evoluzione.

Con il passare delle ore, le ricerche si fanno sempre più delicate. Le correnti del fiume, la conformazione del letto e la torbidità delle acque complicano ogni fase dell’intervento. Eppure, la macchina dei soccorsi non si ferma, alimentata da una speranza che, in questi casi, convive inevitabilmente con il realismo.

È il volto più autentico del lavoro dei Vigili del fuoco: silenzioso, metodico, spesso lontano dai riflettori, ma essenziale nei momenti più critici. Un presidio di sicurezza e umanità che si rinnova ogni volta che l’emergenza chiama.

La vicenda del fiume Trigno non è soltanto una cronaca di soccorso. È anche il riflesso di un Paese che deve continuare a interrogarsi sulla tenuta delle proprie infrastrutture e sulla prevenzione dei rischi. Perché se è vero che l’efficienza dei soccorsi rappresenta un patrimonio consolidato, è altrettanto vero che la sicurezza dovrebbe cominciare molto prima dell’emergenza.

In attesa che le ricerche diano una risposta definitiva, resta l’immagine di uomini e mezzi impegnati senza sosta, sospesi tra acqua e cielo, tra tecnologia e fatica. È lì, in quell’equilibrio fragile, che si misura la capacità di un sistema di non arrendersi.