FILADELFIA (VV) – In un tempo in cui anche le comunità locali possono essere attraversate da tensioni e contrapposizioni, la parrocchia di San Teodoro, a Filadelfia, sceglie una linea chiara: unità, verità e sostegno al proprio parroco. Con una presa di posizione netta, i fedeli intervengono nel dibattito nato attorno alla figura di don Rocco Suppa, respingendo le critiche che negli ultimi giorni hanno alimentato divisioni e incertezze.
«Ci sentiamo in dovere di dissociarci pubblicamente da chi ascrive a tutta la comunità le critiche mosse al nuovo parroco». È con queste parole che i parrocchiani prendono le distanze da una narrazione che, a loro avviso, non rappresenta il sentire reale della comunità.
Il punto centrale del messaggio è chiaro: le accuse rivolte a don Rocco non sono condivise dalla maggioranza dei fedeli, che anzi rivendicano il valore del percorso intrapreso negli ultimi mesi. Un percorso che si inserisce in una visione ben più ampia e radicata nel tempo.
Non si tratta, infatti, di un cambiamento improvviso o imposto dall’alto. Già nel 1963, come ricordano i parrocchiani citando una lettera conservata nell’archivio storico della parrocchia, l’allora parroco don Vincenzo Galati sottolineava la necessità di unificare le realtà parrocchiali «per il bene delle anime». Una prospettiva che oggi trova concreta attuazione.
L’arrivo di don Rocco Suppa segna, secondo la comunità, un passaggio decisivo: la nascita di una nuova comunità pastorale che unisce tre parrocchie del territorio sotto un’unica guida. Un progetto che punta a superare frammentazioni storiche, favorendo un cammino condiviso di crescita spirituale e organizzativa.
Una scelta che riflette una visione ecclesiale precisa, sostenuta anche dal vescovo, monsignor Attilio Nostro. L’obiettivo è costruire una comunità più coesa, capace di affrontare le sfide contemporanee senza rinunciare alle proprie radici. La Settimana Santa appena trascorsa ha rappresentato, in questo senso, una sorta di banco di prova. I fedeli parlano di «momenti di alta spiritualità», con una partecipazione significativa ai riti liturgici e alle tradizioni popolari.
Particolare rilievo è stato dato alla “Passione vivente”, fortemente voluta dal parroco, che ha coinvolto la comunità in modo trasversale. Le processioni, seguite da numerosi partecipanti, e la scelta di anticipare nella liturgia l’annuncio della Pasqua prima della dimensione popolare – come nel caso della “Cumprunti” – vengono lette come segnali di un rinnovamento rispettoso della tradizione.
Nonostante questo quadro, la comunità non nasconde le difficoltà emerse nelle ultime settimane. Lettere e messaggi diffusi, in particolare sui social, avrebbero contribuito a creare «sospetti, sfiducia, divisione e disorientamento». Un clima che i fedeli giudicano dannoso e, soprattutto, alimentato da chi «non ha mai realmente partecipato né vissuto la parrocchia». Una critica che sottolinea la distanza tra chi vive quotidianamente la realtà comunitaria e chi interviene dall’esterno.
Il rischio, implicito ma evidente, è quello di trasformare il confronto in scontro, con conseguenze che vanno oltre la figura del parroco e investono l’intero tessuto sociale. La risposta dei parrocchiani, tuttavia, non si limita alla difesa. È anche – e forse soprattutto – una dichiarazione di intenti. «La comunità non si lascia trascinare da queste dinamiche», affermano, ribadendo l’impegno a restare ancorati ai valori di rispetto, verità e dignità.
Al centro del messaggio c’è una visione precisa della Chiesa e della comunità: non un insieme di realtà separate, ma un corpo unico, chiamato a camminare insieme. «Un solo gregge, un solo pastore», richiamano, evocando una dimensione che supera le polemiche contingenti.
Il lavoro di don Rocco, descritto come intenso e orientato alla vicinanza verso i più fragili, viene indicato come il punto di riferimento per il futuro. Una pastorale che guarda agli ammalati, ai deboli, ai bisognosi, e che si propone come antidoto alle divisioni.
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