LAMEZIA TERME (CZ) – La Corte d’Appello di Catanzaro ha cancellato in un colpo solo l’impianto accusatorio costruito in primo grado attorno al presunto clan Greco di Lamezia Terme, segnando un punto di svolta destinato a far discutere.
La Terza sezione penale della Corte ha infatti assolto tutti gli imputati dall’accusa di associazione mafiosa, riformando integralmente la sentenza emessa dal gup di Catanzaro. Una decisione netta, che non lascia spazio a interpretazioni: per i giudici d’appello, “il fatto non sussiste”.
Secondo la ricostruzione accusatoria originaria, il gruppo riconducibile alla famiglia Greco avrebbe operato nel quartiere San Teodoro di Lamezia Terme, imponendo la propria presenza attraverso una serie di attività illecite: estorsioni, usura, danneggiamenti, ricettazione, traffico di droga e detenzione di armi.
In primo grado, questa impostazione aveva portato a condanne pesanti. Sergio Ugo Roberto Greco era stato ritenuto il capo e promotore dell’associazione mafiosa e condannato a otto anni di reclusione. Analoga sorte per il figlio Cristian Greco, indicato come soggetto attivo nelle attività di spaccio e nelle estorsioni, condannato a sei anni.
Una costruzione accusatoria che, però, non ha retto al vaglio della Corte d’Appello.
I giudici di secondo grado hanno assolto Sergio Ugo Roberto Greco con la formula più ampia prevista dall’ordinamento: “perché il fatto non sussiste”. Una formula che non si limita a escludere la responsabilità individuale, ma mette in discussione l’esistenza stessa del reato contestato.
La stessa decisione è stata adottata nei confronti di Cristian Greco, anche lui assolto con formula piena. Un esito che segna una distanza evidente tra la valutazione del primo giudice e quella della Corte d’Appello. Assolto, infine, anche P.L., collaboratore di giustizia, che in primo grado era stato ritenuto parte del presunto sodalizio mafioso.
Determinante, secondo quanto emerge, il lavoro della difesa. La Corte ha accolto integralmente le argomentazioni degli avvocati, riconoscendo la fondatezza delle contestazioni mosse all’impianto accusatorio. Nel caso di Cristian Greco, la decisione è arrivata in totale accoglimento delle deduzioni difensive, segno di una strategia processuale che ha inciso profondamente sull’esito del giudizio.
È uno di quei casi in cui il processo d’appello non si limita a rivedere le pene, ma smonta alla radice la struttura del teorema accusatorio.









































