Lo diceva spesso, e altrettanto spesso lo dimostrava: “Sono un napoletano nato a Milano” (scrive Agi). Il primo Consiglio dei ministri da premier rieletto nel 2008 lo volle proprio a Napoli. Nel capoluogo partenopeo, Silvio Berlusconi si presentò con Guido Bertolaso commissario di governo, con il mandato pieno per aprire il termovalorizzatore di Acerra, realizzato e mai entrato in funzione. Le migliaia di tonnellate di rifiuti putrescenti abbandonate in strada in tutta la Campania, la pressione dell’opinione pubblica e i poteri speciali consentirono che i forni di Acerra si accendessero.

E l’immagine del presidente-spazzino fece il giro del mondo. Berlusconi con una ramazza tra le mani davanti al palazzo della prefettura di Napoli, in piazza Plebiscito, lanciò un messaggio preciso: via i rifiuti dalle strade e soprattutto spazzare via il fronte del “no” all’inceneritore che aveva il suo leader in Alfonso Pecoraro Scanio.

Napoli conserva ancora un folto bacino di fedelissimi e di sostenitori. Non manca neppure chi da sponde opposte ne ricorda la collaborazione istituzionale. Antonio Bassolino, che lo accolse da sindaco nel 2001 per il suo debutto internazionale al G7 di Napoli, e nel 2008 da presidente della Regione invasa dai rifiuti, su Facebook lascia una foto e un pensiero garbato.

Dai sostenitori più affettuosi e anonimi un manifesto listato a lutto sulle cantonate cittadine. “Ciao Silvio, buon viaggio” e una citazione dello stesso Cavaliere in calce a una foto che lo ritrae salutare sorridente in due momenti della sua vita terrena.

Ironia della sorte, come in una perenne Livella di Totò, accanto a “Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo” c’è sempre un “Esposito Gennaro, netturbino“. In questo caso Antonio Galizia è “Tonino ‘o infermiere“, mentre il “il nobile marchese / signore di Rovigo e di Belluno / ardimentoso eroe di mille imprese” lascia il posto al “presidente – spazzino”.

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