Home Calabria No della Cassazione a Onorato: nessuna liberazione anticipata, resta ai domiciliari

No della Cassazione a Onorato: nessuna liberazione anticipata, resta ai domiciliari

Per i giudici non è meritevole del beneficio perché in tre occasioni si era recato presso l'ospedale di Cetraro dove erano stati commessi i reati oggetto della sentenza in esecuzione

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La costa tirrenica e l'ospedale di Cetraro

Rigettato dalla Corte di Cassazione il ricorso proposto dal cetrarese Cristian Onorato. Nessuna liberazione anticipata, resta in vigore il provvedimento cautelare. Il giovane, classe 1988, era stato arrestato nel 2015 nel corso dell’operazione “Difesa” della Guardia di Finanza insieme ad altri tre soggetti, per gli inquirenti, tutti legati alla cosca Muto e accusati di aver dato vita ad un imponente traffico di stupefacenti.

Il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro ha rigettato il reclamo proposto dal legale di Christian Onorato contro il provvedimento del magistrato di sorveglianza che ha respinto la richiesta della liberazione anticipata, avanzata in relazione al semestre di detenzione da lui sofferto dal 14 giugno al 14 dicembre 2016.

Per il magistrato di sorveglianza il condannato, nel periodo in valutazione, ha più volte trasgredito alle prescrizioni, ripetutamente allontanandosi dal luogo di dimora, per recarsi presso l’ospedale di Cetraro, senza essere affetto da patologie che per l’urgenza e la gravità, lo esoneravano dal chiedere la necessaria autorizzazione.

Presso l’ospedale cetrarese, Onorato incontrato la madre, un estraneo, ed il fratello. Persone con lui non conviventi ed autorizzate ad avere colloqui solo con restrizioni.

Avverso l’ordinanza Onorato, per il tramite del difensore di fiducia, lamenta che il Tribunale abbia negato il beneficio senza tenere conto, che affetto da forte stato di ansia, aveva avvisato i carabinieri incaricati della vigilanza, della necessità di raggiungere l’ospedale di Cetraro.

In ogni caso, il condannato aveva incontrato nel nosocomio gli stessi familiari che avrebbe potuto legittimamente incontrare all’interno dell’abitazione dove stava scontando la misura alternativa della detenzione domiciliare. La liberazione anticipata richiede la dimostrazione della partecipazione del condannato all’opera di rieducazione finalizzata ad agevolare il reinserimento del condannato nel contesto sociale.

Il Tribunale di sorveglianza, nel rispondere ai motivi di reclamo, ha evidenziato che Onorato non era meritevole del beneficio perché in tre occasioni si era recato presso l’ospedale di Cetraro dove erano stati commessi i reati oggetto della sentenza in esecuzione e dove, di recente, non era stato autorizzato a trasferirsi – non per fare fronte ad effettive esigenze di salute, tenuto conto della non particolare gravità della patologia lamentata (stati d’ansia) e dell’assenza di ragioni di urgenza (in tutte e tre le occasioni i sanitari avevano classificato l’intervento con codice di accesso “verde”), ma strumentalmente.  Il fine era quello di incontrare i familiari al di fuori delle restrizioni orarie imposte per i colloqui e senza previamente sollecitare il necessario intervento del giudice procedente.

Il ricorso è stato, quindi, rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Fiorella Squillaro

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