Home Attualità Maria Falcone sull’audio di Messina Denaro: «Ho provato disgusto»

Maria Falcone sull’audio di Messina Denaro: «Ho provato disgusto»

La sorella del magistrato ucciso da Cosa Nostra: "So bene di che razza di criminale sanguinario parliamo, ma non nascondo che il tono carico di violenza che ha usato mi ha creato molto disagio. Il re ora è finalmente nudo"

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La strage di Capaci

PALERMO – Maria Falcone, la sorella di Giovanni, magistrato ucciso da Cosa Nostra il 23 maggio del 1992, è intervenuta sull’audio del boss Matteo Messina Denaro che inveiva contro la commemorazione della strage di Capaci.

«Ho provato un profondo disgusto. Ovviamente per me non è nulla di nuovo: so bene di che razza di criminale sanguinario parliamo, ma non nascondo che il tono carico di violenza che ha usato mi ha creato molto disagio. Superato il fastidio, però, ho fatto una considerazione: il re ora è finalmente nudo. Mi spiego: per settimane Messina Denaro, su diversi media, è stato raccontato come un latin lover di provincia e non come l’assassino stragista che è. Ho letto pure che in molti sono corsi a comprare giacconi simili a quelli che indossava il giorno dell’arresto, quasi a ritenerlo un personaggio da emulare».

Ecco, «spero che quest’audio così orribile serva a togliere dubbi a chi ne ha e a riportare tutti alla realtà».
In merito a una possibile collaborazione del boss con la giustizia, Maria Falcone ha detto «penso che sia così profondamente permeato dalla subcultura mafiosa che non farà mai questo passo. Un po’ come Riina e Provenzano, che sono stati poi i suoi alleati e i suoi modelli. Messina Denaro resterà fedele alla sua identità fino alla fine. Poi basta sentirlo parlare per rendersi conto che nessun ravvedimento è possibile».

La sorella del magistrato ha ricordato che «tempo fa un mafioso intercettato invitava un’amica a non mandare la figlia alle cerimonie. Questa per me è un’ulteriore prova dell’importanza del lavoro che tante associazioni antimafia fanno, specie con i giovani. La battaglia culturale è l’unica strada per vincere definitivamente questa guerra. E la mafia lo sa. Per questo non dobbiamo fermarci. I magistrati e le forze dell’ordine fanno la loro parte. Noi dobbiamo fare la nostra».

 

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