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«Ecosistema urbano, incongruenze dei dati contenuti nel report di Legambiente«

Vincenzo Bruni, assessore all’Ambiente del Comune di Vibo Valentia, interviene sulla recente indagine pubblicata dal Sole24Ore

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L'assessore Vincenzo Bruni

VIBO VALENTIA – Vincenzo Bruni, assessore all’Ambiente del Comune di Vibo Valentia, interviene sulla recente indagine di Legambiente su Ecosistema urbano, pubblicata dal Sole24Ore, che vede Vibo Valentia alla posizione numero 95 per l’anno 2023 (su dati 2022), denunciando presunte incongruenze.

«Una spiegazione corretta non può prescindere dall’analisi delle singole voci, altrimenti si finirebbe per fornire una lettura parziale e distorta di un dato che certamente può apparire sorprendente se rapportato a quello dell’anno precedente, quando Vibo Valentia si piazzò al 46esimo posto, e nel 2021 addirittura al 39esimo.

È importante preliminarmente precisare che non vi è stata una regressione di Vibo Valentia sui macro aggregati, bensì un rallentamento su alcuni singoli indicatori che invece, negli anni precedenti, avevano determinato i balzi in avanti. Basti ricordare che all’insediamento dell’attuale amministrazione, nel 2020, la città si trovava al 104esimo posto, così come l’anno precedente.

Quest’anno, a fare la differenza, in base ai dati di Legambiente, sono sostanzialmente tre voci: dispersione idrica, alberi in aree di proprietà pubblica e raccolta differenziata. Ebbene, confrontando i questionari inviati dagli uffici con il report risultano delle evidenti discrasie. Basti pensare, ad esempio, al dato sulla differenziata: nell’anno di riferimento 2022 la raccolta si è attestata al 69,89, mentre nel report è stata inserita una percentuale del 60,74.

La dispersione idrica, invece, è indicata al 45% rispetto al dato comunicato del 25%. Mentre per gli alberi appare poco chiaro il dato secondo il quale si è addirittura dimezzato il coefficiente degli stessi, considerando che, se si escludono quelli tagliati perché pericolosi e quelli tagliati e poi ripiantumati, non si comprende dove abbia avuto luogo questa “deforestazione”.

Altra incongruenza riguarda i dati sulla qualità dell’aria: il Comune di Vibo, non  essendone in possesso in quanto, scaduta la convenzione della Regione con la società che gestisce le centraline, non li ha ricevuti da Arpacal e quindi comunicati, li ritrova presenti all’interno del report, quando invece il dato sarebbe dovuto essere pari a 0.

Un’altra considerazione la meritano gli altri dati evidenziati, ad esempio, dagli ambientalisti del Wwf. È del tutto fuorviante affermare che “a fare la differenza in negativo per Vibo Valentia sono stati l’offerta del trasporto pubblico urbano (102esimo posto), l’elevato tasso di motorizzazione (103esimo posto) e la mancanza di infrastrutture e piste ciclabili”.

Sul punto è necessario precisare come l’attuale amministrazione abbia lavorato e stia lavorando per dotare la città di tutti quegli strumenti fino ad oggi mai predisposti. A titolo di esempio, si fa presente come siano in dirittura d’arrivo sia il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), che prevede anche l’aggiornamento del Piano del traffico fermo all’adozione del 1989; e il Piano di trasporto pubblico locale.

Ad ogni modo, i parametri che indicano Vibo agli ultimi posti, sono pressoché immutati rispetto agli anni precedenti. Quindi è evidente che la lettura distorta, al netto delle problematiche che certamente nessuno nega, influenza un’idea non rispondente alla realtà.

Dispiace solo non avere letto, negli ultimi due anni in cui la città si è distinta in positivo, considerazioni di apprezzamento da parte del Wwf, che siamo certi non faranno mancare la loro attenzione all’esito dei risultati del prossimo anno».

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