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Carceri, Sappe: «Bene accordo Italia-Albania per il trasferimento presso gli istituti di pena del paese di origine»

«Accordo rivoluzionario che consentirà il trasferimento presso gli istituti di pena del Paese d’origine dei 1940 detenuti albanesi ad oggi ristretti nelle carceri italiane»

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ROMA – Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime “apprezzamento” per l’impegno assunto dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e il suo omologo albanese Ulsi Manja di firmare un accordo rivoluzionario che consentirà il trasferimento, presso gli istituti di pena del Paese d’origine, dei 1940 detenuti albanesi, ad oggi ristretti nelle carceri italiane.

Per Capece si tratta di «un impegno importante, che permetterà di ridurre le spese per il mantenimento dei detenuti e di iniziare a deflazionare il sovraffollamento delle carceri e migliore le condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria”».

Il leader del SAPPE parla «di un impegno finalmente concreto» e sottolinea il fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri: sono state solamente 848 nel 2022 a fronte di circa 20.000 presenti tra i 60mila ristretti in Italia.

«Da tempo il SAPPE denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri. E’ sintomatico che negli ultimi vent’anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere quasi 19.000 rispetto alle circa 60mila presenze.

Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine, come da tempo denuncia il SAPPE, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia.

Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. Nel 2022 i detenuti stranieri espulsi a titolo di sanzione alternativa alla detenzione sono stati solamente 848 (285 albanesi, 114 marocchini, 96 tunisini e 353 di altri Paesi).

Questo, oltre a decretare il fallimento degli Accordi bilaterali tra l’Italia ed i Paesi con la più alta presenza di connazionali tra i detenuti ristretti in Italia sembrava dimostrare che questi Paesi non volevano il rientro in patria di migliaia e migliaia di loro connazionali con gravi precedenti penali e con pene che potrebbero essere scontate in carceri del Paese di provenienza.

L’impegno assunto oggi ci sembra dunque importante ed anzi auspichiamo che analoghi accordi vengano assunti con i Paesi che hanno un alto numero di loro connazionali tra i detenuti in Italia, ovvero Marocco, Romania, Nigeria e Tunisia».

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