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Libera Calabria, manifestazione a Cassano all’Ionio: “Ora basta! Non vogliamo morire di ‘ndrangheta”

«Una lunga scia di sangue che ha lasciato a terra anche donne e bambini, contro ogni “codice d’onore”, vittime innocenti». Sarà presente anche don Luigi Ciotti

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Il popolo di Libera

CASSANO ALL’IONIO (Cs) – Il coordinamento regionale di Libera Calabria annuncia l’evento dal tema “Ora basta! Non vogliamo morire di ‘ndrangheta”, che avrà luogo a Cassano all’Ionio, sabato 17 febbraio alle ore 10.00, contro i gravissimi episodi criminali che stanno caratterizzando quel territorio.

«Ci sono momenti dove non servono belle parole o le solite frasi di circostanza, ma bisogna esserci, partecipare, essere presenti per riappropriarci dei nostri luoghi, dei nostri territori, della dignità calpestata e dimostrare anche fisicamente da quale parte si sta per sentirci tutte e tutti un po’ più Stato.

Per tale motivo saremo a Cassano all’Ionio sabato 17 febbraio alle ore 10.00, presso lo slargo dell’ex caserma dei carabinieri per una passeggiata della legalità che terminerà in piazza Matteotti, dove seguiranno una serie di interventi, le cui conclusioni sono affidate a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele.

Un modo per rompere il muro del silenzio che per troppo tempo ha sovrastato, spegnendo la fiamma dell’indignazione rispetto al susseguirsi di fatti di violenza che si sono verificati in tutta l’area della Sibaritide.

Un’escalation criminale che non ha risparmiato niente e nessuno e non ha conosciuto sosta: incendi, intimidazioni di ogni tipo e omicidi. Una lunga scia di sangue che ha lasciato a terra anche donne e bambini, contro ogni “codice d’onore”, vittime innocenti, come il piccolo Cocò Campolongo. Una storia atroce e dolorosa, quella di Cocò, che ci racconta della crudeltà e della violenza inaudita della criminalità organizzata.

A distanza di dieci anni da quel brutale omicidio vogliamo amplificare il monito di Papa Francesco contro gli adoratori del male, i mafiosi, che non sono in comunione con Dio e quindi sono scomunicati.

Corriamo il rischio che quel silenzio assordante possa trasformarsi in paura, o ancora peggio in rassegnazione. Un pericolo da evitare in tutti i modi, per questo è arrivato il momento di dire basta: perché non vogliamo morire di ‘ndrangheta.

Un appello, dunque, a ritrovarci tutte e tutti per mostrare il volto di una comunità che, piena di speranza, ha voglia di rialzarsi».

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