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Tentata truffa a un commerciante, reato prescritto per un avvocato del Foro di Paola

Middea è anche sindaco di Fuscaldo. Il Giudice: «Non sussistono i presupposti per una pronuncia assolutoria nel merito. Emergono elementi a carico dell’imputato»

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Il sindaco Giacomo Middea

PAOLA (Cs) – L’avvocato Giacomo Middea (sindaco di Fuscaldo) è stato “salvato” dalla prescrizione per l’accusa di tentata truffa ai danni di un commerciante, perpetrata – secondo la Procura della Repubblica di Paola – a maggio 2014 nell’ambito della sua attività professionale di avvocato.

Secondo l’accusa, infatti, Middea, in quel tempo difensore del commerciante di Fuscaldo Salvatore Giannone, nel cui interesse aveva predisposto un atto di citazione avente ad oggetto la richiesta di risarcimento dei danni per le lesioni riportate dal figlio della parte civile a seguito di infortunio subito presso l’istituto comprensivo di Fuscaldo, avrebbe assicurato falsamente al suo assistito che la causa era stata iscritta a ruolo e che pendeva presso il Tribunale di Paola.

Secondo l’accusa, infatti, avendo provveduto alla notifica al convenuto senza tuttavia provvedere alla iscrizione a ruolo di causa, il professionista avrebbe tentato di truffare il commerciante.

In particolare, secondo il capo di imputazione formulato dall’allora pubblico ministero Maria Francesca Cerchiara, l’avvocato Middea avrebbe agito con “artifici e raggiri, consistiti nell’aver assicurato falsamente” al suo assistito “che la causa era stata iscritta a ruolo e che pendeva presso il Tribunale di Paola e nell’aver, dietro l’insistenza dell’assistito che gli chiedeva conto dello stato della procedura, formato una serie di documenti falsi recanti l’intestazione del Tribunale di Paola, concernenti sia la nomina da parte del Giudice Istruttore di un Ctu nonché la formulazione di una serie di quesiti allo stesso, producendo i suddetti documenti in copia al commerciante.

E ciò – sempre secondo le accuse di parte – “a riprova della pendenza della causa in realtà mai iscritta a ruolo, e richiedendo allo stesso la corresponsione della somma di euro 5mila con la precisazione che avrebbe dovuto consegnarla come anticipo al Ctu nominato dal Giudice, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a procurarsi un ingiusto profitto patrimoniale con pari danno per la parte offesa”.

Evento non verificatosi – sempre secondo l’accusa – per “cause indipendenti della sua volontà“, atteso che il commerciante “richiedeva al Tribunale di Paola se la causa fosse stata iscritta scoprendo, in data 09.09.2014 (dara del ritiro della certificazione) che presso il Tribunale Civile non era mai stato iscritto il procedimento”.

Middea, rinviato a giudizio con citazione diretta, ha sempre negato ogni addebito. Oggi è giunta la prescrizione, essendo trascorsi dieci anni dai fatti contestati.

Anche i difensori del professionista, gli avvocati Giuseppe Bruno e Armando Sabato, hanno chiesto «dichiararsi l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione».

Ed è andata bene a Middea, perché, leggendo la sentenza di primo grado, secondo il giudice Anna Iadicicchio «non sussistono i presupposti per una pronuncia assolutoria nel merito, non ravvisandosi l’evidenza che il fatto non sussista o che l’imputato non lo abbia commesso.

Tale evidenza deve tradursi in una mera constatazione ictu oculi di quanto emerso dagli atti ed è, pertanto, incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento. Nel caso di specie, dalla parziale istruttoria svolta emergono elementi a carico dell’imputato», scrive il giudice in sentenza.

L’avvocato della parte offesa è Anna Virga del foro di Cosenza, subentrata al collega Salvatore Basso.

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