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La ‘ndrangheta raccontata dal capomafia

Il mafioso (condannato a 19 anni di reclusione) rivela alcuni rituali di ‘ndrangheta. La “cantata” è venuta a galla a seguito del processo denominato “Theorema Roccaforte”

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Sta riscuotendo molto interesse l’intercettazione, divulgata sul web, tra l’uomo di vertice della cosca Libri, Filippo Chirico (genero di Pasquale Libri) e una donna non identificata. Il mafioso – condannato a 19 anni di reclusione – rivela alcuni rituali di ‘ndrangheta. La “cantata” è venuta a galla a seguito del processo denominato “Theorema Roccaforte”.

«La casa del vangelo e della stella, il portatore del tempo… questo è battezzato il locale e siamo in circolo formato», racconta il neo reggente della cosca. «Ci devono essere almeno cinque persone: il caposocietà, il contabile, il mastro di giornata, il mastro di tirata…. Il mastro di tirata che si occupa che va tutto liscio, quello di giornata che porta le novità, il contabile che tiene i soldi».

Il racconto del mafioso va avanti illustrando le differenze tra le figure mafiose: «Il picciotto che è uno giovane, camorrista normale e di sangue e sgarrista, e poi sei completo. Ma u massimu è chiddu chi avi a Santa, colui che può avere contatti anche con pezzi dello Stato e della massoneria». La donna interviene sottolineando come «queste cose le ho lette sui giornali, e poi ci sono altre cose, regionali, mondiali. Chissi ne sannu tutti, sono arrivati fino a un certo punto e poi basta. Sapevano dell’Australia, sapevano dell’America, sapianu tutti i cazzi. Però c’è un’altra cosa ancora… che non la sa nessuno».

Chirico ha concluso sottolineando come «qui a Reggio… contano… i segreti. E non sto parlando solo di Reggio ma della Calabria. Sei, sette…».

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