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Soldi per truccare concorsi pubblici: sei indagati nel Casertano. Coinvolti un appartenente all’Esercito e cinque poliziotti penitenziari

Secondo l’accusa del procuratore Pierpaolo Bruni e del sostituto Anna Ida Capone gli indagati vantavano contatti con personaggi influenti nella Capitale. Dai 15mila fino ai 40mila euro per un concorso

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Pierpaolo Bruni

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Dai 15mila fino ai 40mila euro per un concorso: soldi per truccare selezioni pubbliche. Sei gli indagati nel Casertano. La Procura diretta da Pierpaolo Bruni, già procuratore capo di Paola, ha scoperto i presunti traffici illeciti di un appartenente all’Esercito e cinque poliziotti penitenziari.

La notizia è stata diffusa dalle Agenzia e dalla Stampa nazionale.

Gli incontri avvenivano in un bar di Capua e lì appostati c’erano gli uomini della Guardia di Finanza di Caserta, guidati dal colonnello Nicola Sportelli, a riprendere e annotare tutto.

Almeno una dozzina i casi quelli indicati nell’avviso di conclusione di indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua a Vetere, guidata dal Procuratore Pierpaolo Bruni, notificato a sei persone indiziate di traffico di influenze.

Al centro dell’inchiesta del sostituto procuratore Anna Ida Capone un presunto giro di denaro che serviva a garantire il superamento di concorsi pubblici.

Gli indagati, uno appartenente all’Esercito Italiano e gli altri cinque al Corpo di Polizia Penitenziaria, secondo l’accusa vantavano contatti con personaggi influenti nella Capitale.

Bastava pagare e veniva assicurato il passaggio ai test di ammissione ma anche il superamento degli accertamenti psicofisici: questo raccontano alcuni testimoni e le indagini delle Fiamme Gialle confermerebbero il pagamento di quello che in gergo veniva chiamato semplicemente “caffè”. Ma a costi decisamente elevati: dai 15mila fino ai 40mila euro, secondo un vero e proprio tariffario che assicurava l’inserimento in graduatoria.

Nei casi presi in esame, i concorrenti sono stati poi tutti assunti e oggi lavorano nelle carceri di tutta Italia. Accuse tutte da confermare dalle quali si potranno difendere i sei indagati, tra i quali figurano il leader nazionale di un sindacato di categoria e un dirigente del Provveditorato regionale della Polizia Penitenziaria.

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