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Autonomia differenziata: «Le parole nette della chiesa e il politichese peloso degli ascari di casa nostra»

Capellupo attacca «i leghisti di casa nostra e tutti quelli che come un disco rotto continuano a ripetere che l’autonomia differenziata è per il Sud un’opportunità»

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Il consigliere Capellupo

CATANZARO – La dura analisi politica del consigliere comunale di Catanzaro, Vincenzo Capellupo, alla luce della denuncia – tra le altre – di monsignor Cecchinato (https://www.calabriainchieste.it/2024/01/25/larcivescovo-di-cosenza-bisignano-sullautonomia-differenziata-che-tristezza/), non lascia scampo ai “traditori” calabresi che cavalcano il progetto leghista.

«Il presidente della CEI, cardinale Zuppi, aveva lanciato l’allarme già ai primi di dicembre dello scorso anno: “I vescovi del Sud sono sul piede di guerra” contro il progetto di legge sull’autonomia differenziata, perché “temono che aumenti la differenza” tra Nord e Mezzogiorno.

Puntuale, ieri è arrivata la ferma presa di posizione dell’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Cecchinato, che senza infingimenti ha messo spalle al muro i senatori.

“Ma i cristiani presenti e votanti in Senato – ha scritto il presule su “X” – hanno dimenticato la Scrittura, i Padri della Chiesa? Stanno dalla parte dei ricchi in maniera pregiudiziale?”, con tanto di hashtag #secessionedeiricchi.  

L’intervento di Cecchinato, che non è certo il primo, è andato ad aggiungersi a quelli di un altro presule, il vescovo di Cassano allo Jonio e vice presidente della Cei, monsignor Savino, che senza tanti giri di parole aveva parlato di un Sud destinato a diventare “ancora più povero” se il ddl Calderoli venisse approvato definitivamente, affermando altresì che “è l’ora di non fare silenzio, è l’ora di osare”.

Posizioni chiare, nette, inequivocabili, lontane dal politichese peloso con cui, alle nostre latitudini, certi ascari cercano di mistificare la realtà dei fatti e giustificare l’ingiustificabile.

Posizioni chiare, quelle di Cecchinato e Savino, che, c’è da giurarci, potrebbero preludere a quelle della Conferenza Episcopale Calabra, chiamata a riunirsi tra qualche giorno. Vedremo.

Per il momento, non possiamo che dirci compiaciuti per quello che abbiamo letto e profondamente lieti di questa importante sintonia con la Chiesa, le cui posizioni corroborano ciò che sosteniamo da tempo e cioè che la “trovata” di Calderoli & C. frantuma l’unità del Paese, gettando alle ortiche i princìpi intoccabili dell’unità e della solidarietà nazionale.

Sì, ne siamo compiaciuti e profondamente lieti perché, forse distratti dallo scontro politico tra partiti, rischiamo di perdere di vista l’autorità morale della Chiesa e dei suoi uomini, la sua ineguagliata capacità di essere fenomeno di massa, in grado di parlare un linguaggio che raggiunge chiunque con immediatezza e semplicità e dunque di svolgere una funzione sociale, tra le gente e per la gente, come forse nessun altro soggetto è in grado di fare.

La Chiesa, in questa vicenda lacerante per la Repubblica “una e indivisibile”, è soggetto attivo nella sua autonoma autorevolezza e ha preso posizione senza se e senza ma. Non finiremo mai di ringraziarla per questo.

E non finiremo mai di indicarla come esempio di lucidità di analisi e veridicità della parola a chi, magari a chiacchiere, è pronto, quando gli conviene, a ergersi a paladino e difensore dei suo precetti; ma in caso contrario, quando non gli conviene, finge di non sentire, sveste i panni del fervente per indossare quelli dei traditore dei propri fratelli.

Esattamente come stanno facendo i leghisti di casa nostra e tutti quelli che come un disco rotto continuano a ripetere che l’autonomia differenziata è per il Sud un’opportunità».

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