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Intelligence, geopolitica, terrorismo, criminologia: parla il professor Francesco Sidoti

Calabria Inchieste ha intervistato uno dei maggiori esperti di intelligence nel panorama Europeo, fondatore del Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione all’ateneo dell’Aquila

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Il professor Francesco Sidoti e il criminologo Sergio Caruso

AMANTEA (Cs) – “Intelligence e geopolitica”. È questo il tema della tavola rotonda organizzata dal Rotary club Al Mantiah di Amantea in collaborazione con il Rotary club Belvedere Alto Tirreno Cosentino che si è tenuta giovedì 30 maggio presso l’hotel La Tonnara ad Amantea.

All’evento, incentrato su questi importanti argomenti, hanno partecipato: Stefania Ruberto presidente Rotary club Belvedere Alto Tirreno cosentino; Miriam Bruno vice presidente Rotary club Al Mantiah e gli esperti Francesco Sidoti, professore emerito di Criminologia e Sociologia all’università dell’Aquila; Mario Gattone esperto di intelligence e terrorismo e Sergio Caruso, psicologo e criminologo.

Ha moderato la tavola rotonda la giornalista Sarah Incamicia, presidente della commissione Comunicazione Distretto Rotary 2102.

Alla tavola rotonda, gli esperti hanno parlato di intelligence, cioè di quel sistema di informazioni che attraverso una procedura investigativa, analitica e strategica si occupa della sicurezza dello Stato; di geopolitica che studia i fenomeni che intercorrono fra la geografia fisica, i popoli e le azioni politiche intraprese dai governi e anche di terrorismo e criminologia.

Argomenti molto complessi a cui è seguito un dibattito con il pubblico presente.

Prima del convegno Calabria Inchieste ha intervistato il professor Francesco Sidoti uno dei più grandi esperti di intelligence nel panorama Europeo, fondatore del Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione all’ Università dell’ Aquila, docente di Criminologia, Sociologia ed intelligence.

Dal 1981 al 1999 ha collaborato a ricerche con i professori Robert Putnam, Università di Harvard; Roberto Severino, Georgetown University; Robert Leonardi, Università Europea di Firenze; Edward N. Luttwak, Center For Strategic Studies, Washington DC. Consulente del ministero della Giustizia e di varie commissioni.

Al professor Sidoti abbiamo chiesto del rapporto tra intelligence e criminologia: «C’è un rapporto nel senso che l’intelligence ha a che fare con argomenti scabrosi, ma non sempre è criminale e per raggiungere i suoi risultati può essere impiegata in attività proprie criminali con la licenza di uccidere.

In Italia ci sono tante sentenze passate in giudicato che si occupano di intelligence. Molti episodi, come per esempio il caso di Enrico Mattei, ma anche molte vicende calabresi e siciliane hanno visto protagonisti persone dell’intelligence che poi sono state sospettate, inquisite e a volte condannate per aver commesso reati.

I due settori – prosegue il docente – a volte si sovrappongono sotto un altro profilo, invece, non dovrebbero confondersi perché l’intelligence si occupa di minacce alla sicurezza nazionale non di crimini in senso stretto perché non è compito suo».

Ma l’attività di intelligence pone anche il problema morale: «Umberto Eco in un celebre articolo di qualche anno fa – precisa il professor Sidoti – diceva che chi si occupa di intelligence ha a che fare con mascalzoni, perché chi fa la spia, a meno che non lo fa per grandi ideali, ma più spesso lo fa per il vile denaro, si fa comprare.

Quindi è in gioco non solo la personalità di chi vende i segreti degli altri, ma anche chi li acquista è una persona che ha a che fare con delinquenti e farabutti. In più è un fatto, purtroppo, che l’intelligence spesso esercita un fascino su persone particolari.

La spia, il doppio gioco, il triplo gioco, la licenza di uccidere sono componenti dell’intelligence che esercitano un fascino su molte persone che hanno particolari attenzioni e che sono molto diffuse su una parte della popolazione.

Tra il mestiere in sé e le persone che lo praticano, l’unione di queste cose ne fa un’attività in cui il problema della moralità è molto più forte rispetto ad altre professioni.

Poi fu formulata la teoria del “gentleman spy”, e poi la teoria secondo la quale un gentiluomo non legge la posta degli altri, ma la spia non è mestiere per gentiluomo.

Ma proprio per questo ci vuole un gentiluomo capace di leggere la posta degli altri senza farsi gli affari degli altri e neanche approfittare delle bassezze e della ricattabilità delle persone.

L’intelligence utilizza metodi di invasione e intrusione contro la volontà della persona interessata per carpire le informazioni, ma è un dovere d’ufficio, non un crimine.

Certo – sottolinea Sidoti – chi le subisce le sente come azioni fatte da un criminale, che invece criminale non è. Ci sono livelli di correttezza, onestà, rispetto delle regole e oggi soltanto una persona avventurosa, con poco senso dell’equilibrio nell’apparato dello Stato può commettere quei comportamenti criminali».

Per quanto riguarda la relazione tra intelligence e geopolitica e in riferimento alla guerra in Ucraina e in Palestina il professor Sidoti ha precisato che: «Si dice che le due guerre più importanti che si stanno combattendo oggi, quella in Ucraina e in Palestina sono in larghissima misura guerre d’intelligence.

 Nel senso che l’intelligence, l’informazione, ha un ruolo cruciale. Perché i soldati, i missili, le bombe, le vite umane che purtroppo, drammaticamente si perdono sono, in larga misura, una conseguenza dell’intelligence o perché l’intelligence ha azzeccato, o perché non è stata in grado di evitarla.

La guerra in Israele comincia con un errore clamorosissimo – sottolinea l’esperto –  al limite dell’inspiegabile perché l’intelligence israeliana che viene ritenuta tra le migliori o la migliore del mondo, non fosse riuscita a sapere quello che i terroristi stavano organizzando da molto tempo.

Il problema per gli israeliani esiste e anche se ci sono state tante spiegazioni, che continuano ancora, l’errore rimane. Quello che è sempre stato valido oggi lo è non solo per il Medio Oriente, ma anche per l’Ucraina, e l’intelligence intesa come informazione relativa a obiettivi militari e altri temi di questo tipo è una cosa assolutamente importante».

Sull’aspetto strettamente criminologico dell’intelligence Sergio Caruso, psicologo e criminologo ha evidenziato che: «All’intelligence possa essere molto utile anche la criminologia e in particolare, la criminal profiling, perché potrebbe aiutare gli investigatori a fornire l’identikit, il profilo psicologico criminale, di una spia o di un foreign fighter, o un terrorista e questo potrebbe essere molto utile nell’ambito della sicurezza nazionale».

fiorellasquillaro@calabriainchieste.it

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